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Sulla strada

Siamo tutti ammassati, fa caldo e qualcuno continua a bloccare le porte. Il capotreno s’innervosisce: alla prossima scendete tutti!
Finalmente arriva la mia di fermata, guadagno un varco tra gli zaini, respiro ma sbatto i denti contro un muro d’afa.
Sulla banchina mi si avvicina un uomo con la pelle scura, mi mostra un foglietto con su scritto a matita un indirizzo sbilenco. Mi suona, ma non saprei con certezza, dammi un attimo che cerco su Maps. È partito stamattina presto dal lago, lo aspettano lì per spiegargli il lavoro, mi racconta. Un amico di suo cugino, non sa altro. Ecco, vedi? gli mostro sullo schermo. È una zona di fabbriche poco lontano da qui, devi prendere il sottopasso e poi tagliare a sinistra sotto il cavalcavia. Poi tutto dritto, ma stai attento perché lì le macchine corrono e il marciapiedi è davvero stretto. È complicato da spiegare, ma non è lontano. (Non per uno che arriva da Lecco, partito stamattina presto. Ha un sacchetto di plastica con dentro una bottiglia d’acqua, nell’altra mano il biglietto del treno.)
Senti, penso ad alta voce, ho parcheggiato a 50 metri da qui, se mi aspetti recupero l’auto e ti ci accompagno.
Chiamo mio marito, lo avviso del fuori programma, gli dico dove vado. Lo so, certe cose non si fanno, in giro c’è brutta gente. Magari troverà qualcun altro, se ne farà una ragione. Lui però si fida, è lì all’angolo che mi aspetta.
Il viaggio in auto dura 5 minuti nemmeno. Non fa che ringraziarmi, e a garanzia del suo buon cuore snocciola il nome dei 7 figli che ha fatto studiare e ora sono in giro per il mondo. Vuole sdebitarsi, può offrirmi almeno un caffè? Lui che è in giro da stamattina con una bottiglia d’acqua. Un po’ mi vergogno dell’auto aziendale appena lavata, dei tappetini sgombri di briciole. Va benissimo una preghiera. Nella lingua che usi col tuo Dio, lo rassicuro.

Mi è capitato qualche anno fa, sul solito treno in ritardo da Milano. Non lo faccio spesso, di tirar su uomini disorientati, e non lo consiglierei a mia figlia di 13 anni. Ma erano giorni inquieti, come ne attraverso certe volte, di poco attaccamento alla vita e di grande sete di umanità e di senso. Ritornarci in questi giorni di afa mi ricorda chi sono.

Io sono come Karim. Stanca, assetata, sudata, con i piedi gonfi e screpolati.
Sradicata, spaesata, scasata, scordata. (Fuori cuore e fuori tono)
Ogni tanto qualcuno mi tira su, mi accompagna per un pezzetto, mi carica sulle spalle, mi dice coraggio.
Coraggio, sono Io! Dove tu non mi stavi cercando.  

“Mi sono fatto pellegrino, per guarirmi dall’essere un esiliato” (G.k. Chesterton, Uomovivo)
* in foto: Be Welcoming, dello scultore Timothy Paul Schmalz. La stessa opera è posizionata in Piazza San Pietro, colonnato di destra, proprio lì dove papa Francesco ha voluto allestire docce e ambulatori per i più poveri.
https://timothypaulschmalz.com/portfolio-items/be-welcoming/

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