Attesa, ancora

No, a questo non eravamo decisamente pronti, piccolo Davide.
Alla tua fretta di nascere dopo tanto ritardo, al nostro cuore in gola mentre il tuo rallentava, alla paura, al dubbio, alla fame di notizie, all’attesa forzata, alle porte chiuse, alle notti silenziose eppure insonni, ai baci negati e alla culla vuota, al freddo sulla pelle nuda, alla valigia improvvisata piena di cose inutili.
Dentro la pancia un vuoto che morde, pelle slabbrata su cui non hai riposato, nel cuore nostalgia di un pianto mai sentito e preghiere affastellate come pezzetti rotti.
Buchi che adesso cerco di colmare contando le tue pieghe, trattenendo il respiro per afferrarmi ai tuoi, famelica di pelle contro pelle, incapace di toccarti, di nuovo in attesa ma questa volta di noi.

Nascere e lasciarsi amare.

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