Bilanci fatti senza amore

Il Natale mi mette sempre un po’ di tristezza. È come se le distanze, le nostalgie, i ricordi, i silenzi, e persino i miei limiti, si amplificassero a dismisura. Troppe luci, troppe palline, troppi regali, troppi dolci, troppa gente… e tutto troppo velocemente perché io mi senta pronta. Poi arriva la sera del 31 e il conto alla rovescia mi sorprende in pigiama mentre carico la lavatrice. C’è chi non vede l’ora di voltare pagina e ricominciare, chi tira le somme di un anno strano, chi riguarda le foto, chi vuole dimenticare, chi dice parolacce e fa gli spergiuri, chi beve per farsi coraggio, chi si sente solo più vecchio, chi ringrazia sempre e comunque perché ama la vita. Io mi concedo un giorno di proroga, perché l’ultimo dell’anno ho sonno e il primo dell’anno mi sveglio che sono la solita me. Ma il giorno dopo rimando ancora, come se fosse la dieta, perché non è andata molto meglio. Sarà l’età, sarà che fa freddo, sarà che siamo chiusi in casa da troppi giorni, sarà sarà… Sarà che è tutto così mischiato da non poter sommare in colonna. Una bisnonna che se ne va senza far rumore e un fratellino che arriva strillando in piena notte, programmi andati in fumo e finali inediti, risate e capricci, paura di non farcela e progetti sempre più grandi di noi, miracoli di cui nemmeno ci siamo resi conto. Ferite che non fanno mai il callo, difetti di cui iniziamo a sorridere. Non piacersi eppure restare insieme. Butto o conservo? Maledico o ringrazio? Gesù Bambino che sorride sulla paglia che punge. Il mio cuore che non trova mai pace eppure scoppia di felicità.

Tu smettila di fare i conti, di dare voti, di segnare tacche: sarai giudicato sull’amore.
Avessi anche dormito tutto l’anno, per 365 giorni (anzi 366!) sei stato amato.

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