E se poi piove piove

mare nuvoloso

L’abbiamo fatto, gente! 
Siamo andati in spiaggia con un asciugamano in 7 e del prosciutto nella borsa dei pannolini, le felpe addosso perché il cielo è grigio e magari piove. Cose che non si fanno alla nostra età.
Niente monopattini e ruote affini, niente creme solari, niente trolley con 5 cambi 4 stagioni, niente ruspe, secchielli, palette, pinne e braccioli, niente ombrelli e ombrellone che non si sa mai, niente litri d’acqua per attraversare il deserto, niente carboidrati e pupazzini e altri antidoti ai capricci. Cose che si fanno dopo 3 mesi chiusi in casa.

Leggeri di bagaglio, la più ingombrante sono sempre io. Che infatti arranco, in modalità cane pastore, in coda alla mia carovana un po’ sgangherata che si fa largo sulla passerella Milano bene moda mare. Non capisco perché tutti ci guardino, ma a scanso di equivoci io sorrido e chiedo scusa. Scusi se mio figlio l’ha investita. Sa, lui corre guardando indietro… Scusi se mia figlia ha indicato ridendo il suo cagnolino tempestato di pallettes… Scusi se quel piccoletto è uscito in pigiama, ma altrimenti sarebbe uscito completamente nudo… Sì, sono tutti fratelli anche se non sono vestiti en pendant… No, non sono tutti tutti miei, sono fifty-fifty col papà… No, non sono la tata, mi scusi se non sono la tata. Scusi se ho i talloni screpolati e i capelli asciugati all’aria. Scusi se non siamo già abbronzati… Sa, la quarantena…
Un chilometro di miserere sui ceci in mezzo a bambini bomboniera odorosi di mandorla e cocco e genitori sfavillanti con uno Spritz in mano a qualunque ora del giorno. E mannaggia a me che non ci azzecco mai a fare le valigie! Il rientro contromano all’ora dell’aperitivo sarà anche peggio.

Quando arrivo in spiaggia io, col passeggino carico di prosciutto, focaccia e convenevoli, i primi della fila sono già schierati sulla riva a lanciare sassi dentro un mare in burrasca. Scommettiamo? Tempo due minuti e sono bagnati fino alle mutande. Ma perché il papà non ci pensa? Che non abbiamo dietro il cambio, che mi sono portata in valigia solo una felpa a testa, che poi sicuro piove, che se si ammalano domani sono fatti miei visto che lui lavora smart, che non si può uscire come degli hippy negli anni 60, che non posso pensare sempre a tutto io… 

Poi mi volto un attimo e vedo una cosa bellissima. Una nonnina fuscello coi capelli bianchi come la schiuma del mare, avvolta in una gonna a righe gialle, che corre dietro al suo cappello volato via. Un cappello a falde larghe, di un bel verde brillante, contro un cielo grigio e gonfio di pioggia. 
Desidero per me la leggerezza di quella nonnina fuscello, correre dietro un cappello verde che sta per finire in acqua. Non voglio passare un’altra giornata a recuperare scarpe e costumi e vestiti bagnati in giro per la spiaggia, e a fare la conta dei bimbi, che tanto ne manca sempre uno, e a lamentarmi perché anche stavolta ho sbagliato a fare le valigie, col pensiero già avanti, al rientro e alle docce e alla cena. In una risacca di se poi e ma io.
Ora siamo qui, siamo insieme, siamo felici. Ora.
Poi forse pioverà. O forse no. A prescindere da me.

“Mamma, possiamo fare il bagno?”

“Tanto ormai siamo bagnati!”
Sorrido. Non fa una piega. Mi tolgo le scarpe… Scappate che arrivooooo.

* Mi ricordo di un film bellissimo visto ormai anni fa: Gattaca. Il protagonista, figlio imperfetto in un mondo di figli perfettissimi (allora ci sembrava fantascienza), riusciva incredibilmente a battere il fratello “normale” in una sfida di nuoto in mare aperto: perché, semplicemente, non calcolava le forze necessarie a tornare a riva e si spingeva sempre più lontano, senza zavorre di pensieri e previsioni.

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Comunque voi siete abbronzati 365 giorni l’anno!