Non abbiate paura!

E oggi il mio cuore, che si sente appeso a un filo come un calzino spaiato, un po’ si consola riascoltando quelle parole di speranza.

Non abbiate paura!
Affacciato a una finestra, oggi che le parole d’ordine sono chiusura, coprifuoco, isolamento.
Aprite, anzi, spalancate le porte…!

Ma davvero l’unica soluzione è chiuderci in casa? O stiamo scegliendo la scorciatoia?
E ripenso a quei fraticelli dai piedi sporchi che abbracciavano i lebbrosi, spingendosi nelle periferie delle loro quarantene, ché altrimenti sarebbero morti di fame e di solitudine.
E a quei nonni che nascondevano in soffitta gli ebrei clandestini rischiando la vita per dei fratelli sconosciuti.
E a mamma Margherita che un piatto di minestra te lo teneva sempre in caldo.
E a don Roberto dei nostri giorni, che a forza di lavare i piedi ci ha rimesso la pelle.

Restiamo in casa per il bene di tutti, ci diciamo.
Anzi, soprattutto per il bene dei più fragili.

Eppure qualcosa non mi torna.
Perché ho un’amica che piange e non so più se posso consolarla con un abbraccio.
Perché ho un povero che tende la mano, ma è proibito scambiarsi le posate.
Perché ho un vecchio che muore e non posso stargli accanto nell’ultimo viaggio.

Perché non può chiudersi in casa chi una casa non ce l’ha.
Perché le ferite non si possono medicare a distanza, la fame non si sazia con un link, e chi non sa camminare deve essere portato in braccio.
E se poi gli ultimi diventassero ancora più ultimi? Se venissero scartati per il bene di tutti?

Ho paura, sì, ma non tanto del contagio. Ho più paura che mi si chiuda il cuore, dopo mezza vita trascorsa ad imparare che l’altro non è rischio ma dono.

Omelia di Giovanni Paolo II per l’inizio del pontificato – Domenica, 22 ottobre 1978

Condividi con i tuoi amici se ti piace!
1 Commento
Più recenti
Più vecchi Più votati
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti

Ciao! Leggendo mi è tornata alla mente una cosa successa oggi e che mi ha lasciato lì… Esco dall’ospedale dove mi ero recata per lavoro, affaccendata e di fretta persa nei pensieri delle cose che dovevo fare nella giornata, e davanti a me, 10m, un tizio spinge sulla carrozzina un anziano; la carrozzina si incastra nel marciapiede e si inclina e l’anziano rotola per terra… Primo impulso incondizionato: moto di avvicinamento per aiutare a tirarlo su….e subito dopo, neanche una frazione di secondo, e con la stessa modalità incondizionata, mi son bloccata. E son stata lì, ferma, a vedere che… Leggi il resto »