P come Parole sprecate

L’ABC

Mi hanno insegnato a non parlar male di nessuno e che il Pettegolezzo è peccato.
Perciò, se proprio non riesco a farne a meno, spettegolo con mio marito, che è un po’ come sdraiarsi su un lettino con dei cleenex a portata di naso.
Non è tenuto al segreto professionale lui, ma – a parte gli occhiali – è proprio come confidarsi con un albero: posso star sicura che non cederà al PassaParola.

All’inizio pensavo di essere io quella acuta, quella a cui non sfuggiva nulla. È un semplice, mi dicevo, è l’uomo prima della terra rotonda.
E mi sbagliavo.
È un uomo buono, quindi negli altri vede solo il bene, e lo fa senza sforzo.

Io invece, per quanto mi sforzi di mettermi nei panni degli altri, di sentire tutte le campane, di riconoscere tutte le attenuanti e di concedere tutti i benefici del dubbio, finisco per attribuire agli altri i miei difetti, le mie fragilità, le mie dietrologie. Odio i pregiudizi, ma poi finisco per guardare tutti con uno sguardo inevitabilmente tarato.
C’è di buono che le persone, se do loro una possibilità, mi stupiscono sempre, perché sono sempre migliori di quanto io pensassi.
E una volta stupita, riesco a imparare da chiunque senza troppo sforzo.
Colpita e affondata.

Se è vero che dall’Altra parte ci porteranno il conto delle Parole sprecate, noi due – come promesso – ci arriveremo insieme. Faremo alla romana e chiuderanno un occhio.

* Consigliamo la visione di DOC-Nelle tue mani. Il (bellissimo) protagonista, ex brillante primario, non solo si ritrova di punto in bianco nei panni di un malato qualunque, ma – spogliato di ogni pregiudizio per via di una strana amnesia – deve affidarsi al giudizio degli altri persino per ri-conoscere se stesso.

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