Per crescere un bimbo ci vuole un villaggio

Bambini foto creata da freepik

Passo per caso fuori dal cancellone e do un’occhiata. Non ci sono i 300 ragazzi scalmanati e la musica alta che si sente da casa, non ci sono flotte di bici parcheggiate fuori e gavettoni esplosi a terra. Ci sono gruppetti sparpagliati su un campo da calcio mai stato così verde e un sacco di cartelli appesi ovunque: Lava le mani! Niente baci né abbracci! Tutti a 1 metro! Ci sono le mascherine colorate a indicare le squadre, i lavoretti da portare a casa e un chiacchiericcio discreto da siesta messicana.

Però c’è di nuovo il cancello aperto e la voglia di ricominciare pian piano a stare insieme. Adesso lo sappiamo più della scorsa estate, che dietro l’oratorio estivo c’è tanta fatica gratis. Ragazzi under 16 e nonni over 65 fino all’anno scorso dati per scontati e quest’anno tagliati fuori: un’impresa che sa di impossibile. Eppure.

Incrocio una mamma col pancione e i due bimbi che l’attendono all’uscita, in un divertente scambio di ruoli. Incrocio don Marco che dovrà aspettare settembre per diventare don, già sudato alle 10 del mattino. Incrocio gli ado muniti di guanti e detersivo per sanificare gli spazi: vogliono dare comunque una mano.

Qualche faccia nota, qualche faccia mai vista. Tante facce sorridenti dietro la mascherina.

Si stanno prendendo cura dei nostri figli come se fossero figli loro, e io non posso nemmeno fermarmi per dire grazie.

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