Come prima, più di prima

roller coaster

Pensavo che sarei uscita più buona da questa quarantena.
Che avrei rallentato e guardato gli altri con occhi nuovi, grata per la loro esistenza.
M’immaginavo come uno sopravvissuto al naufragio, che finalmente mette piede a terra e riabbraccia i suoi cari. E invece quella pausa forzata, quel nido in cui pian piano ci siamo portati dentro piume e rametti, quel microclima creato a fatica, e anche i miei buoni propositi… tutto saltato in aria. Scendo a terra e mi sento spaesata. Resto imbambolata mezz’ora davanti allo scaffale delle merendine e non so da che parte cominciare.

Sono giornate frenetiche, con troppi pasti al giorno da organizzare, troppi piedi sporchi in giro per casa e troppe cose minuscole e urgenti da incastrare tra una call e l’altra, tra un capriccio e l’altro, tra una telefonata e una mail. In un’agenda zeppa di imprevisti, in un’estate che non somiglia a una vacanza. La testa già piena di domande su cosa ne sarà di noi a settembre: con la maternità agli sgoccioli, i colleghi che premono perché rientri, stanchi e nervosi anche loro, l’INPS che non risponde mai, uno zaino nuovo per la prima elementare e il modulo d’iscrizione al nido, ma poi vai a capire se. Voglia di partire e voli cancellati, voucher da riutilizzare quando chi può dirlo. Bimbi che ci sperano e tu che non prometti mai, perché non dipende da te.
Tutti che ti chiedono di decidere in fretta e nessuno che offre certezze.
Tutti che si portano avanti e nessuno che ti rassicura sul poi.
Tutti che facciamo previsioni e nessuno che fa programmi.
Tempo variabile, vestiti a cipolla.

E in questo incastro al millimetro di urgenze e di imprevisti, tratto male il ragazzo del call center che poverino non vorrei mai essere nei suoi panni; sbuffo per la coda in cassa che non è colpa di nessuno, anzi; mi lamento col commesso perché online c’era scritto disponibile e invece non lo trovo; m’innervosisco con la signora davanti a me che ha voglia di chiacchierare dopo tre mesi di solitudine, e io devo correre a casa che il piccolo sicuro ha fame, urla e mio marito è in call.

Pensavo che sarei uscita più buona da questa quarantena, come per miracolo.
E invece devo rifare i conti con me stessa, e con la vita così com’è.

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