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Perché nulla vada perduto

Me ne sto qui col mio bagaglio di cose inutili – sospira la venditrice nel suo angolo di primavera fuori stagione – colgo fiori per allietare feste a cui non sarò invitata.
Fiori recisi che durano un giorno, corolle che appassiscono tra le ciocche bionde.
M’ama o non m’ama, giocano le ragazze a pancia all’aria sui prati, e ridono gocce di rugiada perché il destino non fa paura.
Ne fanno coroncine, tisane e profumi, li pestano insieme all’olio sognando ad occhi aperti.

Mi piacciono le tue mani che sanno di rose, venditrice di primavera fuori stagione, come accarezzi le corolle perché mantengano segreto il profumo. Come tagli senza spezzare, come intrecci evitando le spine, come pesti e pressi quel tanto che basta, per la gioia inutile della festa di altri.
Sono un Dio che ama i preparativi e le vigilie, i semi sotto la neve e il fango ancora informe. Il canto del gallo e la preghiera di notte, quando ancora tutti dormono e la terra prende fiato.
Sono un Dio che ama lo spreco di profumo, ma raccoglie le briciole avanzate.
Sono un Dio che sa contare, perciò nemmeno un capello del tuo capo, nemmeno un respiro, nemmeno una lacrima, nemmeno un petalo caduto a terra o una giornata storta verranno dimenticati.
Se ci metterai amore nulla andrà sprecato, e peserà infinitamente al tramonto dei tuoi giorni, quando per te sarà festa infinita e nulla più appassirà invano.

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