Sono Davide, pastore di greggi.
Mi ha raccolto dai prati il mio Dio, mi ha caricato sulle spalle perché sembrassi un gigante.
Ho girato in lungo e in largo a piedi scalzi in cerca dell’amore. L’ho trovato, l’ho perso, l’ho ritrovato, l’ho sgualcito, l’ho nascosto, l’ho frainteso. Per capriccio l’ho predato come pecorella prediletta di un altro, ma un amore più grande mi ha riportato festante a casa. Nemmeno di notte il mio cuore mi lascia in pace, verso lacrime che nessuno asciuga e vago senza meta.
Una vita intera a inseguire l’amore dimenticando chi sono. (Una raccolta dai prati.)
E quando tutti finalmente dormono, c’è ancora così tanto da fare. Le briciole sotto il tavolo, la polvere negli angoli, i panni stesi. Le coperte da rimboccare, i diari da firmare, le scadenze da ricordare. Le scarpe da pulire, i colli da smacchiare, la colazione da apparecchiare. I regalini da impacchettare, la vigilia da organizzare.
A volte per amore, a volte per abitudine, a volte per sentirmi nel giusto, a volte per sentirmi indispensabile, a volte per tacere un senso di colpa. A volte solo per portarmi avanti.
Ma adesso sono così stanca, mi siedo qui in un angolo, chiudo gli occhi giusto un attimo.
Che rumore fa il pane che lievita? l’erba che cresce tra i binari? le formiche indaffarate sotto terra? Eppure tu te ne prendi cura e nulla ti sfugge. Tutto è prezioso ai tuoi occhi e hai creato la notte per starci a guardare. Come bambini svezzati.
Sono Davide, pastore di greggi.
Oggi l’uomo con l’asino appresso mi ha raccontato di un Dio che ti custodisce di giorno e di notte.
Che ama il tuo vagare quanto il tuo sonno.
Che ti viene a cercare nei sogni.
Sono Davide e il mio nome è participio passato.
Significa Amato e qui sta tutto il mio senso.

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