Ha uno sguardo buono l’uomo con l’asino appresso che stamattina indugia davanti al mio banco da lavoro. “Hai una bella mano! Hai imparato bene il mestiere!”
Vorrei dirgli che sì, mio padre era un uomo schivo e di poche parole, ma se gli mettevi un ciocco tra le mani, che magia! Sarei stato ore a guardarlo. Aveva fretta che imparassi, come se si preparasse da sempre all’addio. E come se ne andò sereno tra le braccia forti di mia madre, quando fu la sua ora. “Ormai sei più bravo di me, non ho altro da insegnarti figliolo.”
Ma il suo sguardo buono già si volge alla sposa come se gli facesse male distrarsi troppo a lungo. E io li sento parlare i due giovani sposi, senza che nemmeno aprano bocca.
Sarò capace Maria? Di insegnargli il mestiere, di tenerlo per mano, di custodire i suoi passi?
È così, l’uomo dell’asino. Ha le spalle forti e il sonno dei giusti, ma cerca sempre conforto negli occhi di lei.
Ce la faremo Giuseppe, come tanti prima di noi. Abramo Isacco Giacobbe e tutti quei nonni e trisnonni dai nomi curiosi. Gente di fango e cuore che scrutava il cielo supplicando risposte. Lo terremo stretto quando piange, gli insegneremo a dire mamma e papà, a muovere i primi passi e ad andare in bicicletta. Farà i capricci? Chissà se un Dio Bambino fa i capricci. Tu gli insegnerai i trucchi del mestiere, amore mio, prepareremo insieme i biscotti di Natale, andremo a merenda dai nonni, magari vorrà un gatto. Saremo felici.
Gli insegneremo a pregare, Maria… Ma che dico? sciocco che sono! – arrossisce Giuseppe come a voler scacciare una mosca dal naso – Noi? insegnare a Dio a pregare!?
Un giorno alla volta, lo rassicura tenera Maria, ci dirà Lui come.
E come gli scoppiava il cuore al mio Giuseppe, nel vedere quel figlio intagliare rametti, giocare con i trucioli, piallare vecchie assi. Arrivò troppo in fretta la sera in cui gli disse: “Ormai sei più bravo di me, non ho altro da insegnarti figliolo.”
E chissà se pensava al suo papà, il nostro Dio Bambino (io son sicura di sì), quando la folla gli chiese insegnaci a pregare e lui rispose: “È nell’alto dei cieli, ma voi chiamatelo papà”.
