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Rallegrati!

Una volta ero l’anima della festa.
Dispensavo sorrisi, consigli, abbracci, c’ero per tutti a qualunque ora e non avevo mai sonno.
Poi sono arrivate le colichette e i dentini, il mutuo, i libretti vaccinali, le chat di classe, i panni stesi ovunque, l’adolescenza, le partite nel weekend, i conti di fine mese, le facce sconsolate dei Crepet.  
E il mio corpo slargato, affannato, riarso. Che senza preavviso rallenta.
E lo giuro: per nulla al mondo baratterei tutti gli anni che mi sento addosso.
Eppure a volte mi rubo quei cinque minuti con la tazza che fuma tra le mani e mi ritrovo a pensare: Ok, ma a me chi ci pensa?

Quand’è successo, che ho perso il gusto della gioia?
Quando ho smesso di commuovermi per le pieghe dei bimbi e per l’aria salata? Di fare il solletico, di sporcarmi il naso di panna, di curare gli inciampi coi baci magici? Quando ho smesso di cantare in auto, di fotografare smorfie buffe, di scrivere lettere piene d’amore?
Pure quel brav’uomo ho convinto. Che i fiori tanto appassiscono, i regali non li azzecca, ai complimenti non ci credo. Per le carezze non ho mai tempo. Piuttosto impara a piegarti i calzini. Tu che cucini per il gusto di farlo, senza pensare a quante pentole sporcherai.

Ero l’anima della festa, ora non ho tempo da perdere.
Corri corri corri. Rispondi, risolvi, ripeti, risciacqua.
E adesso che si spengono tutte le luci e le statuine tornano tra i pezzi di giornale, che cosa mi resta di questo Bambino che mi ha amato a tal punto, se non altre tovaglie da smacchiare?

Piccolo Dio, illumina, scalda, sciogli.
Il mio corpo è vecchio e arrugginito, ma la mia anima tornerà a danzare.  

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