Tanti, troppi

Per quanto io cerchi di glissare sul numero, lasciandoli pascolare in autonomia, ignara della loro incolumità e delle loro malefatte, arriva sempre il momento della ritirata e a quel punto la gente inizia a farti i conti in tasca.
Perché se il padre a quel punto può dileguarsi, mater semper certa est.

E no, signora, non è il primo (altrimenti devi sorbirti le solite menate sull’allattamento) e no, signora, in realtà non abbiamo cercato a tutti i costi il maschietto (altrimenti passi per arretrata), e no, signora, sappiamo esattamente come si fa a non averne (altrimenti passi per ignorante), e no, signora, non sono poi così giovane (altrimenti passi per incosciente) e boh, signora, non lo so se sarà l’ultimo (altrimenti va avanti a farsi i fatti tuoi). Alla fine se ne vanno scuotendo la testa: “Sicuro sono molto cattolici…”

La cosa diventa ancora più imbarazzante se attaccano con i complimenti (“Ma come fa? io impazzisco con una!”, “Ti vedo sempre così rilassata e tranquilla…”, “Devi dirmi come gestisci il momento bagnetto!”) perché a quel punto il complice malandrino di tanti test positivi è distante chilometri e dunque impossibilitato a smentire sul nascere certe fantasie.

In realtà la gente è curiosa ma si trattiene per bon ton, altrimenti andrebbe dritta al punto. Lo faccio io per tutti loro con buona pace del galateo, mentre arranchiamo di ritorno dal mare decisamente controcorrente. Tutti, tanti, troppi, sudaticci e incrostati di sale, controvento ai profumi di linguine all’astice, Chanel n.5 e creme solari glitter. Nel nostro irriverente ciaf ciaf di ciabatte. “Ma chi ce lo fa fare?”

Non è il primo, perciò sappiamo che non è un gioco.
Non cercavamo a tutti i costi un maschietto, perché non abbiamo titoli da trasmettere e i fratelli erediteranno solo pantaloni rattoppati. E se è per questo nemmeno femminucce, perché le nostre sono testone e arrampicatrici sociali, perciò sicuro non resteranno in casa oltre i 18 anni a rallegrare la nostra vecchiaia.
Non siamo così ignoranti, perciò conosciamo i mille ragionevolissimi motivi per darci un taglio e investire piuttosto sulla salvaguardia degli oceani.
Non siamo più così giovani, perciò abbiamo già sbagliato abbastanza per sapere che sbaglieremo ancora.

Se non bastassero l’esperienza domestica e il grafico excel redatto mensilmente con esattezza paranoica dall’uomo che condivide con tutti noi l’etichetta sul citofono, c’è anche il pippotto annuale dell’assicuratore, che ci ha censito come statisticamente votati alla rovina finanziaria.

“Mamma, questo è il ristorante dei ricchi?”

Già, così mi disse quel galantuomo di tuo padre 10 anni fa, al nostro primo appuntamento, dirottandomi galantemente dall’altra parte della strada, dove smezzammo un piatto di trofie al pesto e un timido bacio.
Me ingenua, che vi colsi la promessa di un secondo appuntamento sul marciapiede giusto.
A ogni pancione quella promessa si posticipa a quando saremo più vecchi.
Eppure.

Eppure non riusciamo nemmeno a immaginarci più vecchi e più ricchi. Finalmente di nuovo noi due, come 10 anni fa.
Quando sognavamo di attraversare insieme la strada, e adesso qualunque strada ci sembra bella se fatta insieme.

Tutti insieme. Tanti, troppi, chi lo sa.

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